Le leggi della natura sono eterne – Ben Klassen

Le leggi della natura sono eterne - Ben KlassenQuando osserviamo il mondo naturale che ci circonda restiamo sbalorditi dalla bellezza e dalla maestosità della natura. Vediamo i delicati tramonti in rosa riflessi nelle nuvole, vediamo l’imponente splendore delle montagne, rifulgendo e brillando nel loro manto di neve bianca in inverno, con un’esplosione di colori di foglie e fiori in primavera e in estate, sono dipinte con un infinito manto giallo e rosso con il cambiamento delle foglie in autunno. Possiamo vedere le vaste distese degli oceani e il loro scorrere incessante, onda dopo onda, e infine il loro abbattersi su una qualche lontana costa rocciosa o su una spiaggia ricoperta di sabbia. Siamo profondamente impressionati dalla limpida, frizzante, pungente aria del deserto all’alba, e dal suo bellissimo colore rosa corallo, tutto ciò accade non appena i primi raggi del sole colpiscono gli spogli picchi della montagna erosi dal vento. Quando girovaghiamo per un infinito campo di fiori colorati e splendenti in una prateria del versante di una montagna in primavera, siamo sommersi dalla profusione di colori, la bellezza e dalla varietà con cui la natura ci ha circondato.

Mentre ci abbeveriamo tra la bellezza dei fiori, del cielo blu, dei verdi alberi, delle montagne e dei fiumi che si increspano, siamo felici di essere vivi. Noi non la comprendiamo totalmente, non abbiamo idea di quanto tempo la Natura abbia impiegato a mettere insieme i suoi bellissimi spettacoli. Noi sappiamo solo che anno dopo anno la Natura cambia le sue stagioni dall’inverno alla primavera, all’estate e all’autunno. Sappiamo solo che la natura è sempre la stessa, nonostante sia sempre in mutamento. Vediamo come la primavera faccia spuntare i fiori venuti fuori dal terreno e successivamente inizino a sbocciare nella loro profusione di colori, solo per sbiadirsi ed appassire durante l’estate, produrre i loro semi in autunno, e andare a riposo sotto una coltre di neve durante l’inverno. Dopodiché giunge di nuovo la primavera e i semi sbocciano in una nuova generazione di fiori e lo stesso ciclo si ripete ancora.

Se siamo degli osservatori c’è un fatto evidente che non può possibilmente sfuggire alla nostra attenzione, e non può nemmeno non riuscire ad impressionarci, e che è un fatto innegabile che la natura sia governata da delle leggi. Il panorama può cambiare, l’aspetto della natura su una qualsiasi zona in particolare della terra può cambiare. Ma le leggi della natura non cambiano mai. Esse sono eterne, sono sempre state così e sempre così saranno; esse sono immutabili.

Ad esempio, le leggi di gravità sono sempre state quelle che sono ora per infiniti eoni. Saranno le stesse domani e saranno sempre le stesse per tutta l’eternità. Non solo le leggi di gravità sono fissate e immutabili sulla faccia del nostro pianeta, la terra, ma sono le stesse anche sul pianeta Marte, Giove e Venere. Esse operano sulle stesse e identiche basi all’interno e attorno di quell’enorme stella dalla quale deriva tutta la vita e l’energia, che noi definiamo come il nostro sole. Non soltanto in quello, le leggi di gravità operano allo stesso modo e maniera, esattamente e precisamente, in tutti gli altri soli della nostra galassia, e senza dubbio in tutte le milioni di galassie che raggiungono distanze che sono totalmente inconcepibili dalla mente umana, distanze che per raggiungerle così lontane come sono, ci vorrebbero miliardi di anni luce.

Abbiamo menzionato le leggi di gravità. La Natura ha milioni di altre leggi, come le leggi che governano l’elettricità, come le leggi che governano le attività della chimica. C’è una miriade di leggi che governano la relazione tra luce, il calore e l’energia. Ci sono leggi che governano l’interazione di elettricità e magnetismo. Ci sono leggi matematiche.

Intessuta tra tutte le leggi della natura è una fantastica, sbalorditiva interrelazione, una mistura di tutti gli intricatissimi ingranaggi che fanno operare la Natura stessa in modo infinito e perpetuo nella sua inesorabile spinta in avanti attraverso gli eoni del tempo, in perenne mutamento, ma le sue leggi sono fissate per sempre, stabili e inflessibili.

Non c’è un solo straccio di evidenza che una singola legge della natura sia mai stata cambiata o infranta.

Cos’è la Natura? L’ovvia risposta non è troppo difficile. Semplicemente la Natura è l’intero Cosmo, tutto l’universo incluse le milioni delle sue leggi naturali tra lo spazio e il tempo.

Queste leggi sono eterne. L’uomo ha già svelato milioni tra i misteri della Natura. E oggi sta scoprendo ancora di più le eterne leggi della natura ad un ritmo sempre più crescente. Attraverso la tecnologia egli sta incessantemente beneficiando della sua comprensione dei misteri della Natura. È totalmente vero dire che sebbene l’umanità continuerà ad ampliare le sue conoscenze delle leggi della natura, non potrà mai e poi mai, risolvere più di una piccola frazione di esse.

Quando noi conosciamo la vastità della nostra stessa galassia conosciuta come la via lattea, e realizziamo che è solo una delle milioni di galassie che ora possono essere identificate dai nostri potenti telescopi, la nostra immaginazione è scossa dalla vastità dell’universo della Natura. Siamo arrivati a capire che il nostro piccolo mondo è solo un piccolo puntino nella vastità dello spazio, e la nostra durata di vita solo un fugace attimo nella cornice dell’eternità.

Noi troviamo che dato che la massa della Natura è inanimata, la Natura è anche ricolma di vita. La stessa vita è suddivisa in tanti e tanti gruppi. Può essere approssimativamente divisa nel campo di fiori, negli alberi, nel prato, nei vegetali, ecc…, tutti appartenenti al campo della botanica. Dopodiché abbiamo anche l’immensamente variegato gruppo degli uccelli e degli animali, dei pesci e degli insetti, approssimativamente classificati nel campo della zoologia. Inoltre noi troviamo che a causa della diversità di ognuno di questi campi che è immensa, oltre la nostra immaginazione, ogni specie può essere suddivisa in molte altre centinaia di sub-specie. Ad esempio ci sono migliaia di specie e di sub-specie di uccelli. Ci sono migliaia di specie e di sub-specie di pesci. Ci sono migliaia di specie e sub-specie di uccelli. Quando arriviamo al mondo degli insetti sembra che non riusciremo mai a classificare tutte le specie e le sub-specie che esistono sulla faccia della terra. Gli scienziati hanno classificato un milione di specie di insetti, ed è stato calcolato che è solo il 10 percento del totale esistente. È interessante notare che ci sono oltre 320 specie di soli colibrì.

Se guardiamo a noi stessi scopriamo che anche noi, appartenenti alla specie umana, siamo una delle creature della Natura. Inoltre, constatiamo che il genere umano, facendo un calcolo approssimativo, ammonta ora a 3.6 miliardi, anche è suddivisa in molte sub-specie, con centinaia di differenze nella loro composizione fisica, mentale, emotiva e psichica.

Alcune di queste differenze sono di maggior importanza, ma tutte loro sono significative. Tra tutte le specie del genere umano, noi, fieri membri della razza bianca, sentiamo che la Natura, nella sua creazione della nostra razza in oltre milioni di anni, ha, fino a questo momento, raggiunto il pinnacolo della sua creazione. Noi crediamo questo, e ci crediamo, perché c’è un grande ammontare di fatti sostanziali che corroborano questa conclusione. Io sono fiero di essere un membro della razza bianca e sono grato alla Natura che mi ha concesso il privilegio di essere un membro della sua più eccellente ed avanzata specie.

Avrò molto di più da dire sulla razza bianca in seguito, ma il mio obiettivo qui ed ora è di approfondire ulteriormente i fenomeni della natura e la sua miriade di straordinarie leggi in quanto concerne la sopravvivenza e la diffusione della vita stessa. Ci sono alcune persone che affermano che noi ora abbiamo conquistato la Natura. Essi sostengono che l’uomo con tutte le sue invenzioni scientifiche sia ora al di sopra delle leggi della Natura. Questo, ovviamente, è una totale follia e completamente falso. Al massimo, abbiamo parzialmente squarciato il velo di alcuni dei segreti della Natura e scoperto ciò che sono alcune delle sue leggi.

Comprendere una parte di ciò che sono queste leggi ed utilizzarle a nostro favore per la nostra sopravvivenza è tutto ciò che possiamo davvero sostenere. La prova schiacciante è che noi siamo soggetti alle leggi della Natura nella loro totalità esattamente come lo è ogni altro essere vivente. Noi stessi siamo una creazione della Natura, esattamente come tutte le altre, e inoltre anche noi obbediamo alle sue leggi e operiamo in armonia con esse, altrimenti la Natura ci eliminerebbe esattamente come lei avrà sicuramente fatto a tante altre specie, proprio come il dodo e i dinosauri che sono stati relegati nel deposito dei rottami dell’antichità (il dodo è un uccello estintosi nel XVII secolo nelle isole Mauritius, nota mia).

In ognuna delle sue specie la Natura ha implementato un forte istinto di sopravvivenza e di continuità della sua stessa specie. È evidente in oltremisura che la Natura richiede la segregazione interna di ogni specie. Tra gli uccelli ci sono ad esempio 87 specie di martin pescatore; ci sono 175 specie di picchio; ci sono 265 specie di pigliamosche (tipo di uccelli che si cibano di insetti, nota mia); ci sono 75 specie di allodole; ci sono ancora 75 specie di rondini; ci sono approssimativamente 100 specie nella famiglia delle ghiandaie, delle gazze e dei corvi; nel vasto regno dei pesci, ci sono, ad esempio, 250 specie conosciute di squali e così via. Inoltre quando una specie si è fermamente costituita, essa in pratica non si mischierà mai con una di un’altra specie della stessa famiglia. Ad esempio, le anatre selvatiche Americane possono anche nuotare e nutrirsi allo stesso modo di un branco di codoni comuni, ma non si mischieranno. Essi si accoppieranno esclusivamente con quelli della loro specie, il codone comune col codone comune, e l’anatra americana con l’anatra americana.

L’orso bruno può vivere nella stessa foresta con l’orso nero, ma anche loro, sanno abbastanza bene di non mischiarsi. Loro stanno esclusivamente con la propria specie. Ci potrebbero essere 175 specie di picchio, ma anche loro, staranno esclusivamente con la loro stessa specie e non si mischieranno.

Le 75 specie di rondine possono tutte essere originariamente derivate da una specie molto tempo addietro nella loro evoluzione, ma non regrediranno e non si mischieranno tra di loro diventando di nuovo un’unica specie mista di rondini. No, la Natura non ragiona in questo modo.

Se così non fosse, allora tutte le specie si mischierebbero presto in un’unica specie di bastardi meticciati. Oltretutto le rondini bastarde si mischierebbero presto con le 75 specie di allodole e avremmo immediatamente una “rondinodola” (presa in giro dell’autore per intendere un meticcio tra una rondine ed un’allodola, nota mia) , la “rondinodola” bastarda si sarebbe presto mischiata con i cardinali e gli uccelli azzurri meticciati e l’intero processo sarebbe degenerato in un unico uccello bastardo. Il risultato finale sarebbe che gli uccelli perderebbero le loro stesse innate e peculiari caratteristiche che hanno permesso loro di sopravvivere in tutte queste migliaia di anni.

Molto del nostro disgusto e della nostra tristezza, deriva dal fatto che un qualcosa di così innaturale stia avvenendo tra le razze umane negli anni recenti. Se ciò non sarà fermato, noi, la razza bianca, pagheremo un duro prezzo per la nostra perversione criminale nei confronti delle leggi della Natura.

Perché la Natura richiede la segregazione interna delle specie? C’è una ragione davvero ottima per questo ed è il conseguimento della legge della sopravvivenza del più adatto. La Natura sta continuamente lottando per evolversi, per migliorare, e per trovare una migliore generazione, una migliore specie, un migliore esemplare della stessa. Lasciatemelo ripetere: la Natura sta continuamente cercando di far evolvere le specie tramite la segregazione dei picchi, ad esempio, in 175 specie. Ognuna di quelle particolari specie ha 175 differenti candidati, ognuno di loro con le sue proprie peculiarità e mezzi particolari di sopravvivenza ed espansione. Alcune di loro sono migliori di altre. Alcune di queste specie non sopravviveranno. Altre sono più adatte ad affrontare l’ambiente, i loro nemici naturali, la condizione del cibo, l’espansione, ecc…, (esse) non solo sopravviveranno, ma si moltiplicheranno in grandi numeri. Perciò la risposta è ovvia, la Natura sta continuamente producendo nuove specie che saranno in grado di competere meglio nell’ostile arena della vita contro tutte le altre. Se alcune sono più adatte delle altre a mimetizzarsi nel loro ambiente, loro sopravvivranno e prospereranno. Se esse sono meno capaci, sopravviveranno per un periodo e poi saranno relegate nella discarica dell’evoluzione. Agendo così, la Natura si sta continuamente evolvendo ad un livello più elevato.

La Natura in più assegna ad ogni particolare specie e sub-specie i suoi attributi peculiari per la sua espansione, per la sua difesa, per rimediare il suo cibo e supporto – in breve – come mezzi per la sua sopravvivenza e per moltiplicarsi.

Alcuni animali, come la tigre per esempio, hanno un rimarchevole numero di attributi a loro favore, a livello di entrambi, attacco e difesa. Le tigri hanno dei feroci artigli e denti affilati; possono correre molto veloce; sono forti fisicamente e dei selvaggi combattenti. L’elefante d’altro canto non ha affatto denti, o artigli, ma lui è una grossa bestia di animale con una pelle dura ed è uno dei mammiferi di terra più pesanti che esistano. È perciò estremamente difficile per qualunque animale attaccarlo ed ucciderlo a causa delle sue grandi dimensioni, la sua potente struttura, la sua dura pelle, e per il fatto che lui può, e spesso lo fa, calpestare altri animali a morte.

Il coniglio d’altra parte, è un piccolo e leggero animale. Non ha nessuna delle difese dell’elefante o della tigre, ma sembra che esista in ogni caso a grandi numeri perché ha altri peculiari attributi che li compensano ampiamente. Non è un combattente come il leone o la tigre. Al contrario è un animale davvero timido, ma la natura ha munito anche lui con un meccanismo di difesa, che è la sua abilità di correre veloce. Essa ha anche compensato il coniglio in vari altri modi, non per ultimo la sua abilità nell’accoppiarsi e moltiplicarsi in modo prolifico. Durante lo stesso periodo di tempo che è intercorso tra un elefante femmina a dare alla luce un piccolo e il tempo che lei impiega a far nascere il prossimo, un coniglio avrebbe avuto molti posti (da riempire), almeno una mezza dozzina o anche di più. E in quel lasso di tempo sarebbero passate diverse generazioni.

E così via. Fin quanto la Natura è coinvolta, non ci sono né bravi ragazzi né cattivi ragazzi, non ci sono né eroi né cattivi. C’è solo un unica legge immutabile. La legge della sopravvivenza. Di perpetuare la tua propria specie.

Non c’è nessuna cosa per queste creature come la giustizia, o la moralità, o un senso di correttezza. La Natura dice ad ogni creatura: tu sei munita di certe caratteristiche, peculiarità e attributi, per espandere e perpetuare la tua specie e difenderla da tutte le altre, nessuno è tenuto prigioniero. Indipendentemente dal fatto che sia usato l’inganno, il raggiro, l’astuzia, il furto, o qualsiasi altra cosa, fa tutto parte del gioco. Ad esempio potrebbe sembrare davvero sleale e terribilmente crudele che un grosso leone possa abbattere e uccidere un bellissimo cucciolo di cervo femmina. Ma accade ogni giorno ed è totalmente in linea con le leggi della Natura. Una specie trae nutrimento da un’altra, e in modo da poterlo fare, uccide e distrugge. Il fatto che loro non possano nemmeno essere fronteggiati è totalmente fuori tema e la Natura ne è completamente indifferente.

Potrebbe anche sembrare incredibilmente sleale che un serpente a sonagli, armato di veleno nei suoi denti, possa essere in grado di strisciare furtivamente verso un coniglio e colpirlo con un’iniezione di veleno sottocutaneo, qualcosa contro cui il coniglio non ha difesa alcuna. Può sembrare scorretto e crudele che un falco possa individuare un pesce sott’acqua, piombare giù dal cielo e infilzarlo per la sua cena. Nondimeno, questo è il naturale corso delle cose e rientra totalmente nel preservare le leggi della Natura.

È un problema del pesce grosso mangiare il pesce piccolo e del leone di mangiare l’agnello, al contrario di tutto ciò che potremmo leggere in alcune storie mirabolanti sul leone e l’agnello che dormono pacificamente insieme. Semplicemente non è così, questo non è esattamente il modo in cui operano le leggi della Natura.

Insita in ogni creatura, non importa se uccello o mammifero, pesce o insetto, c’è un forte istinto che spinge verso la preservazione della propria specie e della propria specie soltanto. Questo bisogno è la base per la continuazione di ogni forma di vita ed è una cosa su cui noi vogliamo porre una grande enfasi. È qualcosa che anche noi, la razza bianca, possediamo ma che siamo in grave pericolo di venire cancellati tramite un’influenza artificiosa ed esterna. In modo da poter vedere esattamente quanto forte sia questo istinto, noi esamineremo il ciclo di alcune specie di animali, uccelli, insetti, e piante.

Uno dei più interessanti è lo studio del ciclo vitale del salmone rosso. Probabilmente in nessun’altra specie l’istinto di espandere il proprio genere è più forte che nei pesci. La fine del suo ciclo vitale è pieno di dramma e di pathos.

Il fiume Adams è uno dei tanti fiumi nella vasta rete di affluenti del Fraser, Columbia Britannica, Canada. Lì, nel letto cimiteriale del fiume Adams, a 150 ( 240 Km ) miglia dall’oceano, ci sono alcuni tra i salmoni rossi che stanno deponendo le uova sul terreno. Un altro grosso terreno per deporre uova è il Brooks river, che sfocia nella Baia di Bristol, in Alaska.

Lasciateci iniziare il ciclo con la femmina che ha deposto le sue uova in un nido denominato “un’area di deposito” in un fondo tombale del fiume. Qui le uova possono stare per molte settimane sotto un quantitativo di 16 once di ghiaia. Eventualmente questi posti oscuri possono essere come occhi che brillano attraverso le celle trasparenti. In seguito in questi “occhi-uova”, posto in cui il piccolo pesce che deve nascere, può esser visto agitarsi tutto, preparandosi per venir fuori.

A volte in inverno le uova si schiudono. “L’avannotto,” (pesce d’acqua dolce appena nato, nota mia) in quanto vivaio di pesca per gli uomini i piccoli che vengono fuori, sono una goffa creatura con una corposa sacca di tuorlo color arancio attaccata alla loro parte inferiore. La sacca fornisce del cibo per il piccolo pesce nel mentre che attende sviluppandosi nella ghiaia.

Allora in una notte oscura viene fuori, lungo un’oncia, iniziando la sua vita nel mondo sconfinato.

È un mondo crudele nel quale è venuto. Le piene, la siccità, e i cambiamenti di temperatura in acqua possono essere fatali.

I giovani salmoni sono le prede per il cottus gobio, la trota, i piccoli della loro specie, gli uccelli, perfino della libellula nei suoi precoci stadi acquatici. L’assottigliamento è terribile – su 3.000 uova di un salmone rosso femmina, solo 30 salmoni su 100 raggiungeranno la misura di un dito.

Il giovane salmone rosa e dalla forma allungata si sposta direttamente nel mare. Le altre specie restano nei fiumi e nei laghi per un anno o due. A volte crescono fino alla lunghezza di 5 o 6 once prima di viaggiare lungo la corrente. Una volta nell’oceano, loro sono difficili da trovare, ma degli esperimenti intensivi di tracciamento hanno dato informazioni sufficienti. Il salmone brulica in massa nell’oceano del nord Pacifico. Durante gli stadi precedenti, mentre erano ancora negli sbocchi dei fiumi, essi nuotavano in delle enormi “scuole” (nel senso che nel fiume facevano pratica di sopravvivenza per la vita che avrebbero fatto in mare aperto, nota mia). Dal momento che diventano più grandi, fanno, una volta all’anno, un viaggio attorno all’oceano pacifico per più di 3218 km per 3 anni di fila. A quel punto, dopo 3 o 4 anni nell’oceano, per il tempo che la Natura li ha tarati per tornare, fanno rotta per il loro fiume natale entro un periodo incredibilmente preciso.

Perciò è esatto il tempismo del salmone rosso della baia di Bristol in Alaska, per esempio, che tutti i pesci, ammontano ad un quantitativo di cinque milioni, arrivano nell’estuario entro 3 settimane a fine giugno e nei primi di luglio – nonostante il fatto che dei singoli lo raggiungano da almeno la metà delle direzioni di una bussola e da una distanza di 1.931 chilometri o più. Essi si radunano con una tale misteriosa accuratezza che il culmine della corsa, che avviene all’incirca il 5 luglio, non ha mai variato più di 8 giorni nei 10 anni coperti dalla sorveglianza scientifica.

Consideriamo il problema che il salmone incontra nel tornare a casa. Quando il suo istinto riproduttivo gli dice di far rotta verso casa per fare la covata, non può seguire alcuna traccia percorsa nell’oceano di lontane linee di un pesce che è venuto prima. Ci sono solo correnti che cambiano, leggere differenze nella salinità, e delle lievi variazioni nella temperatura dell’acqua, nessuna delle quali sembra essere abbastanza adattabile da essere utilizzabile per direzionare un corso di migrazione.

Come funziona il meccanismo che permette al salmone di navigare con una così sorprendente precisione attraverso le inesplorate acque dell’oceano, è ancora un mistero per la scienza. Qualunque sia il meccanismo, la Natura lo ha fornito con un mezzo infallibile che non solo gli permette di tornare indietro alla foce dello stesso fiume dal quale è entrato nell’oceano anni prima, ma di nuotare controcorrente per navigare attraverso i differenti canali, affluenti e ramificazioni e di tornare indietro precisamente agli stessi terreni della covata da dove era originariamente nato. Per alcuni Salmoni il viaggio su per il fiume è corto. Dato che sono rosa e di forma allungata di solito covano vicino al mare, a volte proprio nella zona vicino al litorale. Altre specie viaggiano centinaia di miglia nell’entroterra; ci possono essere alcune lotte contro corrente viaggiando per mesi a 3.218 km lontano dalla costa.

Consideriamo che il salmone rosso continua ad andare nel fiume Adams da prima dell’inizio dell’era cristiana. La migrazione nell’entroterra è una fatica erculea. Il salmone arriva alla foce del fiume in piene condizioni, la loro carne spesso è tinteggiata di rosso a causa dei crostacei tipo il gambero di cui si sono nutriti nel mare, e sono carichi di olio da una dieta a base di aringa ed altri pesci grassi.

Ma una volta che fanno rotta verso la sorgente smettono di mangiare del tutto. Gli stomaci di entrambi i sessi si contraggono. Per via della loro lunga lotta contro la corrente e le cascate, i pesci vivono rifornendosi solamente di grasso, diventando dei meri portatori del prodotto del sesso che essi depositano prima di morire. Nel caso del salmone del fiume Adams, il pesce farà la sua corsa in approssimativamente 18 giorni, viaggiando 482 km controcorrente.

Durante questi 18 giorni avvengono dei rimarchevoli cambiamenti biologici nel salmone, nel suo viaggio lungo il fiume. I loro corpi diventano di un rosso scarlatto vivido e le mascelle dei maschi diventano grottescamente ricurve e deformi, e sviluppano i denti.

A volte non possono nemmeno chiudere le loro bocche. Sempre i maschi sviluppano una gobba sulla schiena che essi non avevano al tempo in cui lasciarono l’oceano.

Alla fine arrivano a grandi numeri ai loro terreni della covata, dei banchi tombali dove erano nati. Immediatamente la femmina inizia a scavare una buca, “un’area di deposito” per deporci le sue uova. Lei fa questo facendo sbattere la sua coda contro il fondo tombale del fiume. Dopo aver deposto una parte delle sue uova con un rituale di procreazione con il maschio, che le fertilizza, lei si muove leggermente controcorrente per deporle di nuovo. La ghiaia proveniente dal secondo uovo nel buco cola giù ricoprendo il primo. Entro un periodo di diversi giorni e notti di scavi e riposo la femmina può aver scavato svariate di queste buche e depositato in tutte loro 3.000 uova o più, ogni volta un maschio continuava a stare lì, pronto per fertilizzarle non appena venivano depositate.

E così i salmoni rossi, in un ornamento di un composito rosso, brillano insieme in una sorta di rituale di corte verso i loro nidi di covata, o “area di deposito” . Spinti da uno degli istinti più forti in Natura, i salmoni hanno trovato la loro via attraverso lo sconfinato oceano pacifico, hanno eluso i pescatori, hanno lottato contro la corrente del fiume, hanno superato le cascate e gli ostacoli fatti dagli uomini. Ed infine raggiunte le loro acque native e riprodottosi, con la vita che viene portata via da loro, essi muoiono. Hanno compiuto la loro missione. Hanno assicurato che una nuova generazione sarà nata per ripetere nuovamente il ciclo. Loro fanno questo anno dopo anno, generazione dopo generazione, seguendo lo stesso modello che la Natura ha designato in particolare per loro.

Cosa possiamo imparare dalla precedente storia della vita del salmone rosso? Noi possiamo osservare l’operato di diverse leggi fondamentali della Natura:

  1. La Natura ha fornito ogni specie con una forte e istintiva spinta di perpetrare la sua propria specie con l’esclusione di tutte le altre.
  2. La Natura ha un peculiare e particolare programma radicato nell’istinto di ogni creatura che essa segue fedelmente nel suo programma di vita per portare avanti quella generazione. Se per una ragione qualsiasi, come i disastri naturali o una qualunque altra cosa, la specie dovesse deviare dal programma, soffrirebbe delle tremende perdite. In alcuni casi, se non fosse in grado di far fronte al cambiamento della mole del carico su di essa, subirebbe l’estinzione.
  3. La morte è una naturale sequenza nell’infinita catena della vita, e la Natura non è mai interessata a preservare il singolo, ma solo a preservare la specie.
  4. La percentuale di perdite e di assottigliamento prima che la specie raggiunga lo stadio dell’accoppiamento possono essere estremamente elevate, ma il più forte, il più sano, il più pronto, sopravvivono per far riprodurre la generazione successiva. Il più debole e il meno aggressivo vengono scartati e si tolgono dalla via.
  5. In pratica l’intero ciclo vitale delle specie è utilizzato per sopravvivere e crescere fino allo stadio dell’accoppiamento. Allora il culmine di tutti gli sforzi di una vita raggiungono il suo apice con la riproduzione e con il portare avanti la prossima generazione e continuare così l’infinita catena della vita.

Un gran numero di creature della Natura sono di tipo predatorio, ciò significa che i loro principali mezzi di sopravvivenza sono l’uccidere e trarre nutrimento da un’altra forma di vita diversa dalle piante. Sotto questa categoria, nel regno degli animali, possiamo elencare leoni, lupi, coyote, leopardi, volpi e centinaia di altri. Nel regno degli uccelli noi abbiamo le aquile, i falchi, gli avvoltoi, e molti altri. Nel regno dei pesci praticamente tutti i grandi pesci mangiano i pesci piccoli e in molti casi essi mangiano perfino i pesciolini della loro stessa specie.

L’uomo stesso, è un predatore a grandi livelli visto il fatto che mangia carne ( L’umo può scegliere, io sono vegetariano, nota mia ). Uccide il bestiame, pecore, maiali, polli, pesci, selvaggina di caccia, oppure mangia i prodotti degli animali o caccia uccelli, così come prende il latte dalle mucche, le uova dai polli eccetera. Tuttavia, l’uomo non ama considerare sé stesso come un predatore dato che usa le mani nel rimediare molti degli animali e degli uccelli che mangia. Nonostante ciò, questo in nessun modo cambia il fatto che l’uomo sia un predatore e che mangia e uccide altre creature della Natura.

Alcune delle specie più basse, inferiori, come i neri dell’Africa, sono addirittura cannibali e si mangiano a vicenda.

Una diversa categoria da quella della classe dei predatori è il gruppo dei parassiti che infestano questo mondo. Noi abbiamo creature simili come le zanzare, i pidocchi, le pulci, le cimici, le zecche, e migliaia di altri che vivono sui corpi di altre creature, e generalmente senza ucciderle, riescono ad ottenere il loro cibo e sostentamento succhiando il sangue e i fluidi vitali dei loro infelici ospiti.

Alcuni parassiti, come vedremo in seguito, esistono tra le stesse specie umane.

Ora noi vogliamo dare uno sguardo più dettagliato a due creature predatorie, una nel regno degli uccelli e l’altra nel regno degli animali e vedere come esse si relazionano con i problemi della sopravvivenza e della perpetrazione delle loro specie.

Un magnifico uccello, ovviamente, è l’aquila. Il suo emblema eroico ha fregiato gli stendardi delle vaste legioni di Roma nella storia antica. Il suo emblema si trovava anche orgogliosamente sugli stendardi e sulle bandiere dell’eroica Germania di Hitler. Molti altri popoli e paesi hanno usato l’aquila come simbolo di orgoglio e potenza. È un uccello tanto nobile dal momento in cui ha spiegato le sue ali attraverso i cieli azzurri. È il re degli uccelli.

L’aquila reale è un predatore. La diffusione e l’habitat dell’aquila reale si estendono su gran parte del Nord America, una grossa parte dell’Asia, in una parte davvero piccola dell’Africa e l’Europa costeggiandola immediatamente attorno al mediterraneo.

Questo re degli uccelli, così famoso nelle storie e nelle favole, è ora anche una specie in via d’estinzione, o almeno ora sta diminuendo di numero. Approssimativamente ne sono rimasti soltanto 10.000 nel continente nord americano, noi siamo chiamati ad uno studio autorevole sull’aquila reale.

Questo qui potrebbe essere uno dei più grandi cacciatori nel regno degli uccelli, ma dovrebbe coprire un totale di 160 chilometri quadrati per nutrire la sua famiglia. Gli stessi adulti consumano all’incirca 453 grammi di carne al giorno. Nei monti del Montana, 18 coppie di aquile che stavano nidificando, sono state contate in una grossa area ed è stato calcolato che in media le coppie hanno preso per sé un territorio di 112 chilometri quadrati. L’aquila reale farà il nido nella stessa zona e spesso nello stesso posto, stagione dopo stagione.

Nello studio delle aquile in questa data zona è stato scoperto che la media delle femmine che fanno il nido depositano due uova all’anno dai quali nascono in media 1.8 aquile… tra quelle sono nate, 87 percento sono sopravvissute per lasciare il nido.

A dispetto di essere re degli uccelli, le aquile affrontano molti pericoli. Prima che essi possano eventualmente lasciare il nido molti uccellini (possono) avere una caduta fatale dal nido situato in una dimora così alta. Il nemico più pericoloso delle aquile adulte è lo stesso uomo e molte aquile possono essere sia sparate che avvelenate, oppure addirittura colpite dalle auto in movimento. Infatti la metà delle morti delle aquile sono causate dall’uomo, la principale ragione per cui ora loro sono una specie che sta scemando.

Le aquile lavorano duramente per fornire alla loro famiglia il cibo necessario per la loro sopravvivenza. La lepre americana gli procura il 37 percento del loro bottino e i conigli dalla coda di cotone del deserto e delle montagne fanno un altro terzo. Altri uccelli compongono il 12 percento della loro merce. Il restante 18 percento consiste in una varietà di prede, incluse alcune pecore addomesticate. Tutte quante le aquile reali di questa zona del Montana, consumano 32 specie di prede, andando dagli scoiattoli di terra ai giovani cervi, dal gufo della Virginia al serpente a sonagli.

Gli uccelli generalmente si accoppiano per la vita, se uno muore, il superstite prende subito un nuovo partner.

Cosa può essere appreso da questa breve storia sulla vita dell’aquila reale? Ci sono alcune osservazioni in più da fare qui sull’operato delle leggi della Natura. Un fatto ovvio è che a dispetto di essere il re degli uccelli, non sta necessariamente avendo un vantaggio nella lotta per la sopravvivenza della sua specie. La razza bianca, su tutte, dovrebbe prendere bene nota di questa lezione.

Nonostante tutto l’aquila è un eccellente cacciatore, deve lavorare duro per nutrire sé stesso e la sua famiglia, noi abbiamo osservato inoltre che l’uccello, come i primi coloni, pattuglia un territorio predefinito tenendolo per sé stesso. Sa che una famiglia ha bisogno di una quantità minima di territorio in modo da poter provvedere a sé stessa e nutrire i suoi piccoli. Nel caso delle aquile, questo quantitativo è approssimativamente di 112 chilometri quadrati.

La più importante lezione che noi possiamo apprendere dall’aquila è che a dispetto del fatto che è un grande cacciatore, nonostante sia un impavido e coraggioso combattente, la sua specie sta sparendo dalla faccia della terra a causa del suo basso tasso di riproduzione. È ovvio che nonostante le sue ammirevoli qualità – sguardo acuto, grandi ali e artigli affilati, ciò non è abbastanza.

Loro devono avere anche un livello riproduttivo più prolifico in modo che la sua specie sopravviva. Nonostante il tasso di mortalità del salmone rosso sia molto, molto più elevato, il salmone fa molto di più per la proliferazione della sua specie, perché, diversamente dall’aquila reale, che depone solo due uova, il salmone femmina depone 3.000 uova e perciò ha un fattore di moltiplicazione di gran lunga migliore a suo favore.

I conigli d’altro canto hanno numerosi nemici naturali – i coyote, i tassi, i falchi, le aquile, i serpenti, e una marea di altri. Non ultimo tra questi è lo stesso uomo, che sicuramente spara e uccide centinaia di volte altrettanti conigli e altrettante aquile. Nonostante ciò il coniglio, a causa della sua fertilità, non ha problemi a ritagliarsi un vantaggio contro gli uomini e il resto dei suoi nemici naturali.

Ovviamente la sopravvivenza della specie richiede un alto tasso di fertilità.

Anche il lupo grigio canadese è un predatore, ma nel regno degli animali. Abbiamo raccolto molti dati sugli abituali stili di vita da uno scrittore e naturalista, che è andato nella zona dei labrador nel nord del Canada per osservare la popolazione del lupo in generale, e in particolare una famiglia di lupi composta da tre adulti.

I lupi sono degli animali estremamente interessanti e degli animali davvero incompresi. Essi sono dei nomadi esploratori a quanto è risaputo comunemente, ma in realtà sono delle bestie stanziali, che hanno dei territori grandi e stabili.

Il naturalista ha scoperto che questa famiglia di tre adulti aveva un territorio ben stabilito per loro e consisteva approssimativamente in circa 160 chilometri quadrati. I confini sono stati tracciati urinando su certi punti attorno all’intera circonferenza del loro territorio. Una volta alla settimana, più o meno, facevano il giro dei possedimenti della famiglia e tracciavano nuovamente i punti dei confini. Il loro territorio confinava con altri due possedimenti di lupi limitrofi, ma non c’era traccia di alcun dissapore o di scontri per i confini e ogni clan rispettava quello dell’altro.

Questo sottolinea di nuovo che anche gli uccelli come le aquile, e gli animali come i lupi, comprendono l’importanza di avere dello spazio e un territorio all’interno del quale poter girare e provvedere alle loro famiglie, e per questo una mole minima di territorio è necessaria in modo da poter supportare le proprie famiglie.

I lupi sono ben organizzati e conducono una vita ottimamente strutturata. Nonostante ciò non è del tutto conforme ad un programma stabilito, tuttavia seguono un modello molto ben strutturato. I maschi cacciano di notte ma stanno all’interno dei confini del loro territorio. Le femmine di solito stanno nelle tane con i loro cuccioli tranne che per piccoli viaggi all’esterno forse per l’acqua o per una visita ad un covo per accoppiarsi.

I lupi sono monogami. Si unisco una volta sola ed è per la vita. Lo stesso periodo dell’accoppiamento solitamente dura solo due o tre settimane nei primi giorni della primavera. La loro casa è una tana e molto spesso le generazioni di lupi usano la stessa tana per crescere la loro famiglia. Durante l’estate essi faranno diminuire la crescita dei caribù, (tipologia di renna, nota mia) solitamente (attaccheranno) in branco degli esemplari deboli della specie, oppure i piccoli, durante il periodo in cui il caribù va ulteriormente a nord i lupi mangeranno e nutriranno i loro cuccioli con i topi, gli scoiattoli di terra, e con ogni altra cosa che riescano a prendere.

Nonostante il lupo sia solitamente visto come un animale abietto e feroce, è in realtà veramente affettuoso e amabile nei confronti dei propri familiari e si prende cura in modo eccellente di provvedere ai i propri piccoli. Essi sono, inoltre, leali nei confronti dei loro partner con cui vivono per il resto della vita. Una figliata di quattro cuccioli è una buona media.

Dalla specie del lupo possiamo apprendere due caratteristiche notevoli: l’importanza per il lupo della terra e del territorio, e il ricambiare la fedeltà alla propria specie.

Una delle più notevoli piccole creature è l’ape. È particolarmente interessante per i nostri studi perché ha sempre un’organizzazione molto curata e una struttura sociale estremamente sviluppata. La produttività e l’attività che va avanti all’interno dell’alveare e al di fuori di esso è estremamente interessante e stupefacente da osservare.

Le api e i fiori sono due facce della stessa medaglia, esattamente come la testa e la croce di una moneta. Questa incredibile unione di creatura e pianta, coordinate ad un livello quasi incredibile, è una delle creazioni più straordinarie della Natura. Un’ape è l’unica creatura volante fatta per portare del carico pesante. Ha dello spazio di immagazzinamento e forza di sollevamento per trasportare lo sciroppo, il polline e la resina. Perciò il carico di uomini degli aeroplani può portare un carico di passeggeri di forse il 25 percento del loro stesso peso, un’ape può portare quasi il 100 percento. Per cui l’ape ha ali corte su un corpo grosso e non può brillare, nonostante ciò può sollevarsi, andare giù, o restare ferma a mezz’aria. Le sue ali a corto raggio si muovono ad un alto livello di velocità con un movimento ondeggiante a figura ad otto. Cambiando la figura ad otto (del movimento) l’ape può spostarsi in avanti, stare ferma a mezz’aria di fronte ad un fiore e analizzarlo.

Questa macchina volante ha tre posti per stipare il cargo. Uno è un serbatoio all’interno, che si riempie risucchiando il nettare attraverso il lungo fusto cavo proveniente dal gambo del fiore. Gli altri due, sono delle sacche sulle sue zampe posteriori che usa per portare il polline.

Solitamente l’ape porta il carico solo in una direzione. Per andare all’esterno ha bisogno solo di un po’ di miele come carburante, abbastanza per raggiungere l’obiettivo, dove può trovare una miriade di riserve di miele, e fare rifornimento. Il miele è così potente che una capocchia di spillo dalla mole di una briciola di quello potrà far volteggiare le ali delle api per all’incirca un quarto di miglio.

L’ape è una creatura sociale e incredibilmente intensa. L’alveare nel quale vive è come un’unità, come un animale, che vive in una bellissima casa, con delle fila di stanze suddivise in sei parti e costruite con la cera che sembra di marmo. Un piccolo alveare avrà 20.000 api, perciò un alveare di media grandezza probabilmente ne avrà 75.000 e uno grande perfino 200.000 membri. L’intero alveare palpita come una sola vita, un’unità. Un’ape incredibilmente grande che vive nel cuore di tutte loro ha generato tutte le api che sono nell’alveare. Lei è l’ape regina, che sgobba come un mulo per covare una o due migliaia di uova al giorno.

Il lavoro è tutto ben organizzato. L’alveare è costituito da dei favi e le loro celle a sei lati vengono costruite dalle api più giovani al di sotto dei diciassette giorni, che non hanno ancora raggiunto lo stadio del volo. Le api da miele godono di una certa reputazione di essere delle costruttrici ed ingegneri perché costruiscono molte fila di piccole stanze della stessa grandezza, ognuna con tre fila di muri che si riaffacciano a vicenda così da avere una forma esagonale. Senza tracciare dei confini, limiti o ambiti, loro fanno un lavoro che è ben misurato, fatto in modo saldo e che è davvero preciso nel suo insieme. I muri della cella sono soltanto una minima parte della grandezza di un’oncia.

C’è soltanto una regina nell’alveare. Eccetto per pochi fuchi ( i maschi dell’ape, nota mia ) che fecondano la regina, il resto della colonia consiste esclusivamente in api operaie. Queste lavoratrici sono sempre impegnate a raccogliere dai fiori, costruire la propria casa con la cera, immagazzinare miele e polline e distribuire il cibo.

La regina è una speciale invenzione. Le altre api lavorano così duramente che non hanno tempo per avere una qualunque sorta di prole, così la Natura ha inventato la regina, che è differente da tutte le altre e che depone tutte le uova.

Per mantenere un alveare di molte migliaia di api forte e sano, diverse migliaia di piccole api devono nascere ogni giorno. Sebbene la regina può vivere per cinque anni, le api operaie vivono soltanto 41 giorni, ed è l’incessante compito della regina rimpiazzarle quando muoiono. Lei passa la maggior parte del tempo camminando attraverso l’entrata del favo, e quando attraversa una cella esagonale dopo l’altra si prende una pausa per pochi secondi e vi deposita un uovo. Il suo lavoro richiede così tanta energia che deve avere dei servitori che la nutrano costantemente.

Quando l’ape regina è occupata nel depositare le uova, è circondata da uno stuolo di 22 api che producono la pappa reale.

Le stanno di fronte, circondandola come i raggi di una ruota.

Tutto il loro lavoro è di continuare a nutrirla con la pappa reale.

Non appena superano il limite dei dodici giorni d’età, esse sono rimpiazzate da delle api più giovani, probabilmente di sei giorni d’età, perché quest’ottimo cibo può essere fatto solo dalle teste di delle api adolescenti.

L’ape regina ha un ottimo paio di ali ma le usa solo due volpe circa nella sua lunga vita; la prima volta lo fa per fare il volo d’accoppiamento, e lo fa di nuovo per volare via per sempre dal suo alveare con uno sciame per creare una nuova casa. Non può deporre le uova, finché non è volata in cielo con i fuchi e non è ritornata indietro dal volo d’accoppiamento.

Quando i fuchi tornano nell’alveare, esigendo del miele, le api operaie si rifiutano di nutrirli ed essi muoiono di fame. Loro non sono più necessari per la vita della colonia, e così vengono abbandonati.

Le api operaie non passano la notte tra i fiori. Aspettano nell’alveare fino al sorgere del sole. Dal momento che non sanno quali fiori apriranno il calice da polline e faranno fuoriuscire il nettare la mattina seguente. O dove essi si troveranno, queste intelligenti piccole creature non mandano fuori decine di migliaia di veicoli da carico volanti in una caotica caccia all’anatra. Esse hanno dei ricognitori che fanno un lavoro di ricerca come prima cosa al mattino.

Probabilmente una dozzina di api vanno fuori in diverse direzioni e perlustrano la campagna. Volano attorno nelle vicinanze dell’alveare
a cerchie sempre più ampie, se c’è un frutteto di mele, un campo di papaveri o di erba medica, o un giardino di fagioli o piselli lì vicino oppure un prato con dei trifogli che sta germogliando, ci sarebbe una grande eccitazione nell’alveare e un intero esercito starebbe già utilizzando le sue ali e sarebbe pronto per spostarsi in pochi minuti.

Ma il bottino del giorno potrebbe essere a qualche giorno di distanza. Gli esploratori potrebbero dover cercare per miglia nella campagna. Quando uno di essi ritorna, dirà agli altri precisamente quali tipi di fiori sono aperti, e gli darà una rotta per la giusta direzione comunicandogli la distanza sul posto. Molte altre creature sono in grado di comunicare, ma poche possono eguagliare in chiarezza ed efficacia il linguaggio che le api da miele hanno sviluppato e utilizzano per comunicare con le loro compagne operaie.

Noi abbiamo spesso sentito l’espressione “impegnato come un’ape” e ci piace paragonare la produttività e l’organizzazione della colonia delle api con quella dell’uomo bianco nella sua organizzazione e produttività. Se c’è una cosa che possiamo imparare dalla naturale struttura sociale nell’alveare, è che (a) l’intera colonia funziona a causa dell’organizzazione della sua struttura sociale, (b) in modo da poter funzionare la colonia ha bisogno di un leader, in questo caso l’ape regina, (c) ognuna di esse ha la sua particolare funzione per la sopravvivenza della colonia e quando quella funzione non è più d’aiuto ( come per i fuchi ) nessun ulteriore cibo o sforzo è sprecato per loro.

Un’altra tra le creature più interessanti, che è il miglior ingegnere nel regno naturale, è il castoro.

Il castoro pesa dai 13 ai 30 chili, e raggiunge 1 metro e 9 cm di lunghezza, incluso il totale di 40 cm della sua coda piatta e a scaglioni. Le zampe posteriori sono palmate. I castori vivono nell’acqua, e costruiscono delle dighe di diverse decine di metri in larghezza e dell’altezza di 4 metri, creando degli stagni nei quali essi vivono, e in cui sono protetti dai loro nemici.

Le loro case sono larghe strutture di pali e fango che hanno delle entrate subacquee. I castori mangiano la corteccia e i rametti degli alberi, in particolar modo dei pioppi tremoli, che rosicchiano con il loro grosso dente incisivo. A volte costruisco dei canali all’incirca della lunghezza di 6 km, nei quali trasportare delle parti degli alberi per nutrirsi nei loro stagni.

Come le api, anche i castori sono ingegneri e costruttori, e sono dei piccoli lavoratori produttivi. Inoltre essi provano che l’uomo non è sicuramente l’unico ingegnere. Infatti la loro abilità di essere in grado di setacciare e trovare delle correnti appropriate per la costruzione delle loro dighe e poi costruirne una che duri abbastanza è più avanzata di quella che si dice, ad esempio, dei nativi dell’Africa, le cui tribù non si è mai saputo che abbiano costruito una diga. Infatti la casa che costruisce il castoro è in ogni caso costruita bene tanto quanto le capanne di fango che sono fatte dalle tribù native della giungla d’Africa.

Queste abilità, che hanno le api nel costruire i loro alveari, i loro favi, e le loro celle, sono le stesse che i castori hanno nel costruire le loro dighe e le loro case, sono radicate e impresse nel loro istinto e sono peculiari per loro stessi e appartengono soltanto a loro. Sono un ulteriore esempio del meraviglioso modo in cui la Natura ha dato ad ogni creatura un unico, innato istinto e le ha programmate per eseguirlo miracolosamente e in continuazione generazione dopo generazione. Non c’è nulla di più miracoloso di questo istinto, con tutte le dettagliate informazioni che devono essere trasmesse tramite i geni microscopicamente piccoli attraverso una catena ininterrotta di generazioni. Indubbiamente la Natura è meravigliosa.

Le api non sono le uniche creature in natura la cui vita comunitaria ruota attorno ad un leader.

Ci sono molti animali con un istinto per il branco che vivono insieme in gruppi sociali e il cui gruppo ha un capo prestabilito. I branchi di lupi, ad esempio, di solito seguono un leader. I branchi di bufalo solitamente seguono un capo branco che emana una scia. Un branco di cavalli selvaggi che va per il west di solito è guidato da uno stallone che si prende cura del suo branco e tiene gli occhi aperti (in caso) di pericolo. Gli stormi di oche, che volano a sud a causa dell’inverno, sono solitamente guidate da un’oca leader, che pianifica la rotta. Il principio del capo (o Fuehrer Prinzip, nota mia) si manifesta nel regno animale, nel regno degli uccelli, e nel regno degli insetti esattamente come è ovvio che sia nella struttura sociale umana. È radicato lì dalla Natura.

Sopra abbiamo citato gli stili di vita di diverse specie in particolare e diverse ancora le abbiamo trattate in modo generico. In sintesi di ciò che abbiamo brevemente detto in precedenza, noi possiamo formulare le seguenti conclusioni:

  1. L’universo è governato dalle leggi della Natura.
  2. Le leggi della natura sono fisse, rigide ed eterne.
  3. Le leggi della Natura si applicano alle creature viventi esattamente nello stesso modo così fermo ed inappellabile che agli oggetti inanimati.
  4. Anche la specie umana è una creatura della Natura.
  5. La Natura è interessata soltanto alla sopravvivenza della specie, e non a quella dell’individuo.
  6. Sopravvivono solo quelle specie che riescono a completarsi in un ambiente ostile, affrontare tutte le altre e allo stesso tempo tenersi ciò che è proprio o incrementarlo.
  7. La Natura tenta continuamente di fare evolvere le specie tramite la legge della “sopravvivenza del più adatto.” Essa scarta brutalmente, in genere prima della riproduzione, tutti quelli che non sono adatti, i malati e i deboli.
  8. Nella lotta per la sopravvivenza delle specie la Natura dimostra che è completamente priva di ogni sorta di compassione, moralità, o di un qualche senso di correttezza, esattamente come una qualsiasi altra specie ne è preoccupata.
  9. La Natura favorisce e promuove la segregazione interna di ogni specie e spinge le sub-specie a competere tra di loro.
  10. La Natura si oppone alla “bastardizzazione”, all’incrocio o al mischiarsi tra razze. Ha dato non solo ad ogni specie, ma anche ad ogni sub-specie, l’istintiva spinta di accoppiarsi soltanto con quelli della propria specie.
  11. La Natura ha fatto evolvere in ogni particolare specie un particolare modello comportamentale all’interno del suo ciclo vitale, che quella specie deve seguire. Ciò è chiamato istinto, una parte davvero importante e vitale della sua formazione. Ogni deviazione, ogni affievolimento oppure ogni riduzione dei suoi istinti, di solito finisce con l’estinzione di quella particolare specie o razza. La razza bianca dovrebbe prendere ben nota di ciò.
  12. Non solo la Natura assegna un particolare ciclo vitale per ogni specie, ma anche un certo tipo di ambiente a cui la specie è limitata, come ad esempio i pesci che possono vivere solo nell’acqua, gli orsi polari nelle regioni dell’Artico, eccetera.
  13. La Natura è totalmente imparziale su quale specie sopravviva, ognuna stia col suo proprio genere, nelle ostilità affrontando tutte le altre.
  14. Ogni specie è totalmente indifferente alla sopravvivenza di ogni altra specie o razza, e la Natura dice ad ognuna di esse di espandersi e moltiplicarsi nei limiti delle loro abilità. Amore e tenerezza sono riservate esclusivamente al proprio genere.
  15. Ci sono molte specie che comprendono l’importanza del territorio e che ne tracciano dei limiti perché ne hanno bisogno per la loro sopravvivenza e la crescita delle loro famiglie.
  16. Molti animali, uccelli, insetti, e altre categorie hanno una struttura sociale ben sviluppata.
  17. Il principio del capo (Fuehrer prinzip) è istintivamente radicato e utilizzato da molte specie di animali, uccelli e insetti allo stesso modo che dal genere umano.
  18. Una specie, ad esempio uno stormo di anatre, a volte muoverà una grande guerra contro un’altra specie, come nel caso di una piaga di locuste. Un branco di lupi attaccherà una mandria di buoi muschiati.
  19. Sebbene, le guerre fratricide tra le specie contro il loro stesso genere siano sconosciute in Natura, c’è un eccezione per alcune razze di esseri umani traviati.
  20. Da nessuna parte nel regno della Natura c’è una specie forte, superiore che trattiene il suo stesso progresso e la sua stessa espansione a difesa delle specie deboli, inferiori. Non c’è compassione tra una specie e l’altra, solo una competizione tra la vita e la morte.
  21. Le stesse specie stanno continuamente mutando ed evolvendosi attraverso i millenni del tempo. Ciò può essere perfino enormemente velocizzato attraverso i mezzi della selezione volontaria, come nel caso dell’accoppiamento dei cani e dei cavalli. Qualche specie si estingue. Nuove specie si evolvono. Nessuna rimane statica, ma tutte, inclusa la specie umana, sono in continuo mutamento ed evoluzione. L’evoluzione è un processo continuo.
  22. L’eterna lotta è il prezzo per la sopravvivenza.
  23. La Natura ha dato ad ogni creatura un forte istinto naturale la cui spinta fondamentale è la perpetrazione della sua propria specie o razza. Radicato in questo istinto c’è un piano completo per il suo intero stile di vita che espanderà la sua stessa stirpe, generazione dopo generazione. Una specie deve seguire il suo modello comportamentale radicato istintivamente o perire.
  24. Per ultimo, ma non da meno, la Natura indica chiaramente che è un suo piano che ogni specie si perfezioni continuamente e che si evolva, oppure che venga brutalmente eliminata dal piano dell’esistenza.

Con queste regole di base in mente, regole decretate dalla stessa Natura, ora noi daremo un chiaro sguardo a noi stessi. Osserveremo come queste stesse leggi si applichino nello stesso modo inappellabile alla specie umana in generale, e a noi, la razza bianca, in particolare. Potremo constatare se la razza bianca stia aderendo alle leggi della Natura o se stia trasgredendo a tali leggi; e finalmente, se la razza bianca, a questo punto della sua storia, è nella sua fase ascendente o se si trova verso la sua conclusione.

Fonte: Nature’s Eternal Religion – Ben Klassen

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